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IL futuro della stampa 3d: la rigenerazione ossea tramite bioprinting

La stampa 3D, talvolta denominata "produzione additiva", è una tecnica impiegata per produrre oggetti solidi tridimensionali a partire da un file digitale.

I  limiti  di ciò che può essere stampato derivano dalla complessità del progetto su cui si intende lavorare. Una delle applicazioni della stampa 3d è la “bioprinting”, che sta cominciando a diffondersi nell'industria biofarmaceutica. La maggior parte degli impieghi industriali delle stampanti 3D utilizza la fibra di carbonio come materiale di partenza. Ci sono però esempi di utilizzo di questa tecnologia che si servono di materiali di origine organica per creare materiali biologicamente attivi o interattivi.

Lo scorso 19 giugno, Poietis, una società con sede a Pessac, in Francia, insieme a Prometheus, una divisione dello Skeletal Tissue Engineering di Leuven, in Belgio, ha annunciato di aver stipulato un accordo di ricerca collaborativa di due anni per sviluppare una tecnologia Bioprinting 3D di alta precisione legata ai Prodotti Medicinali di Terapia Avanzata (ATMP) per la rigenerazione ossea.

Prometheus si concentra sugli ATMP realizzati tramite ingegneria tissutale, focalizzandosi particolarmente sulla rigenerazione ossea. Proietis si occupa dell'utilizzo della bio-stampa 3D per realizzare sospensioni cellulari organizzate in strutture ampie, soprattutto "la bio-stampa laser assistita di microaggregati multicellulari inseriti all'interno di 'bio-inchiostri' per la creazione di strutture cellulari composte a strati". Ciò che ne consegue è una collaborazione per "stampare" l'osso che può essere utilizzato in trapianti o altre applicazioni ortopediche, muscoloscheletriche o legate alla colonna vertebrale.

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