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Imaging ibrido cardiaco: uno strumento efficace contro la malattia coronarica

La coronaropatia (o malattia coronarica) è una delle principali cause di morte e disabilità in tutto il mondo. L'angiografia coronarica invasiva (ACI) è considerata lo standard più elevato per determinare la percentuale di stenosi (o restringimento) dovuta a una placca presente in un'arteria coronaria. Tuttavia, il grado di stenosi dell'ACI non sempre predice accuratamente il rischio di attacco cardiaco poiché non fornisce informazioni sulla perfusione o sul flusso di sangue nel muscolo cardiaco. La perfusione inadeguata, nota anche come ischemia, è un potenziale pericolo per il paziente.

"Una su cinque delle lesioni con restringimento inferiore al 50% produce un'ischemia", ha detto il coautore dello studio Philipp A. Kaufmann, medico, professore, presidente di medicina nucleare e direttore di imaging cardiaco presso l'Ospedale universitario di Zurigo in Svizzera.

L'imaging ibrido cardiaco combina l'angiografia della tomografia computerizzata coronarica (CCTA) e l'imaging di perfusione miocardica con la tomografia a emissione di singolo fotone (SPECT) per fornire informazioni su stenosi e perfusione. L'approccio ha mostrato risultati promettenti in studi incentrati su osservazioni a breve termine, ma mancano informazioni sui risultati a lungo termine.

Il team di ricerca ha esaminato 428 pazienti sottoposti a imaging ibrido. Durante un follow-up mediano (ovvero il calcolo della sopravvivenza mediana) di 6,8 anni, nella popolazione finale dello studio sono stati osservati un totale di 160 eventi cardiaci avversi, tra cui 45 decessi. Pazienti con riscontri (con una stenosi del 50% o più su CCTA con evidenza di ischemia su SPECT nell'area del cuore a cui i vasi ostruiti fornivano sangue) avevano più di cinque volte il rischio di eventi avversi rispetto a quelli con risultati regolari.

I pazienti senza riscontri, o con prove di ischemia ma non nella zona del cuore alimentata dall'arteria stenotica, mostravano una percentuale di rischio triplicata. I maggiori tassi di eventi cardiaci avversi sono stati del 21,8% per i pazienti con riscontro e del 9,0% per quelli senza riscontro, notevolmente superiori al tasso del 2,4% per i risultati normali.

I risultati mostrano che l'imaging ibrido cardiaco è un eccellente previsore a lungo termine di eventi cardiaci avversi in pazienti valutati per malattia coronarica. Il Dr. Kaufmann ha affermato che i reperti di imaging ibrido potrebbero aiutare a guidare le decisioni terapeutiche, ad esempio se un paziente debba o meno essere sottoposto a una procedura di rivascolarizzazione come bypass o angioplastica.

"La strategia di riferimento diretta all'angiografia coronarica invasiva senza imaging non invasivo è obsoleta", ha detto il Dr. Kaufmann. "Anche dopo aver documentato la malattia coronarica con angiografia coronarica CT, abbiamo bisogno di un'ulteriore valutazione non invasiva prima di decidere sulla rivascolarizzazione rispetto ai farmaci".

I ricercatori sperano di condurre una sperimentazione per dimostrare che l'imaging ibrido può avere un impatto positivo sui risultati dei pazienti.  Gli studiosi stanno inoltre esaminando ciò che chiamano imaging "triplo ibrido", che combina l'ibrido CCTA / SPECT con le informazioni sullo stress da taglio dell'arteria coronaria.  Le informazioni sullo stress da taglio potrebbero aiutare a identificare le lesioni che non hanno ancora un impatto sull'ischemia, ma lo avranno in futuro.

Fonte: ScienceDaily

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